Al momento in cui scrivo, qualche migliaio di giovani si prepara per scendere in piazza a Torino per protestare contro la fiera del libro dedicata allo Stato di Israele e ai suoi 60 anni, senza ricordare che proprio da quel maggio '48 ad un altro Stato è stata negata l'esistenza, quella Palestina araba che da sempre esiste, al di là della sua esistenza giuridica.
Da tutte le parti sono arrivate accuse di intolleranza, di razzismo verso chi chiede il riconoscimento all'esistenza del popolo palestinese, addirittura il fascista Fini, allievo di Giorgio Almirante (firmatario nel 1938 del manifesto della razza, e secondo cui: "il razzismo è il più vasto e coraggioso riconoscimento di sé che l'Italia abbia mai tentato") ha detto che una bandiera israeliana bruciata valga più di una vita umana.
Io non riesco a capire l'ipocrisia delle persone, nelle settimane scorse tutti a dimostrarsi filo-tibetani (addirittura la Lega che organizza partite di calcio con i tibetani), contro l'invasore cinese che reprime la lotta di un popolo, senza ricordare che il Tibet fu conquistato dall'impero cinese nella prima parte del XVIII secolo e rimase in modo continuo parte della Cina fino ai giorni nostri, e senza sapere che il Tibet non viveva certo in modo democratico, visto che fino al 1959 monaci e aristocratici, trattavano pastori e contadini come schiavi, e avevano su di loro il diritto di vita e di morte. Con questo non voglio assolutamente difendere l'azione repressiva cinese, io credo nell'autodeterminazione dei popoli come fondamento per democrazia e giustizia, però quello che non riesco a capire è come si riescano a trattare casi similissimi tra loro in modo così diverso.
Israele gode di un'impunità che non ha eguali nel mondo, può non rispettare le risoluzioni dell'ONU senza conseguenze, può possedere armi atomiche, può permettersi di ammazzare donne e bambini quotidiniamente senza proteste ufficiali da parte di nessuno, può permettere di bloccare le vie di accesso dei territori palestinesi creando problemi gravissimi al rifornimento di beni primari alla popolazione civile.
Io non so se il boicottaggio sia stato giusto o meno, boicottare la cultura è una sconfitta, e forse anche un'altra occasione persa per il dialogo. Ma gli organizzatori hanno troppe colpe, più impegnati a eseguire ordini dei poteri forti che a cercare di organizzare una manifestazione che poteva essere un'incontro di pace, di dialogo tra due popoli, una Fiera del libro dedicata a Israele e alla Palestina.
Come ha detto Dario Fo aver dato spazio a uno solo dei paesi è stata l'ennesima sconfitta della speranza.
Rainin in Paradize - Manu Chao
sabato 10 maggio 2008
Due pesi e due misure
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